La Gelmini e Berlinguer

Negli anni ’20 del secolo passato i nostri (bis)nonni erano appena usciti dalla prima guerra mondiale, non era stata scoperta la penicillina e non ancora inventato il grammofono. L’ordinamento della scuola superiore italiana risale a quegli anni. Dieci anni fa, Luigi Berlinguer aveva disegnato una riforma che prevedeva: un maggiore rilievo per l’istruzione tecnico-scientifica, un nuovo rapporto tra scuola e impresa, il potenziamento delle lingue straniere, l’accorpamento degli indirizzi scolastici. Gli fu bocciata dai sindacati, che si opposero strenuamente, e non se ne fece niente.

Nel 2010 (mentre all’ordine del giorno del mondo c’è la singolarità), il ministro Gelmini presenta una riforma che prevede: un maggiore rilievo per l’istruzione tecnico-scientifica, un nuovo rapporto tra scuola e impresa, il potenziamento delle lingue straniere, l’accorpamento degli indirizzi scolastici. Ora, l’attuale opposizione (il partito di Berlinguer e di Bersani) aveva tre risposte a disposizione:

1) “La riforma è positiva ma insoddisfacente, perché non tiene conto dell’avanzare impetuoso delle tecnologie, dei nuovi saperi a rete, non prevede una radicale riqualificazione e una severa selezione dei docenti. Il governo ha fatto un piccolo, timido passo nella direzione giusta. Ma bisogna fare molto di più perché la scuola italiana affronti il futuro”.

2) “Il governo ha fatto sue le nostre proposte. Ora vogliamo vederle applicate, e incalzeremo in ogni sede la maggioranza perché non si perda tempo e la riforma non sia annacquata per strada. La scuola italiana ha urgente bisogno di una riforma”

3) “Il riordino della scuola superiore del governo non è una riforma, è un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro paese”.

Secondo voi, quale risposta ha dato il Pd (almeno per ora)?