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Intervista a “Italia Oggi”, 30/10/14

Oggi Goffredo Pistelli mi ha intervistato su “Italia Oggi”. 

Renzi ha oppositori quaquaraquà

Cercano di fargli le bucce su delle cosine piccine così

Dopo lo scontro a distanza Piazza S.Giovanni-Leopolda, Claudio Velardi è un interlocutore obbligato. Perché questo caustico 60enne napoletano, che per tanti anni è stato fra giornalismo e politica, fino a diventare consigliere politico di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi nel 1998, ha a che fare con i due luoghi.

Viene infatti idealmente dalla prima ed è approdato da tempo alla seconda, quando Matteo Renzi non era affatto nel mainstream, anzi.

Domanda. Velardi a che punto è l’antirenzismo del Paese? Il via libera di Bruxelles alla legge di stabilità, martedì sera, è stato accompagnato quasi da un certo sbigottimento dei critici più inflessibili, che scommettevano sulla bocciatura.

Risposta. Guardi lo sconcerto di certi rottami della politica e dalla informazione, non lo calcolo proprio.

E che cosa val la pena prendere in considerazione, allora?

Secondo me è molto più rilevante il commento del professor Giuseppe Guarino sul Corriere di oggi (ieri per chi legge, ndr), ha presente?

Come no, il teorico degli accordi europei come golpe giuridico: ItaliaOggi è stata la prima a intervistarlo sulle sue teorie anti-euro. Perché è importante la chiosa di questo anziano giurista?

Perché dice che Renzi ha fatto una rivoluzione sul fiscal compact.

Sì ma dice che l’ha fatta «forse inconsapevolemente»…

Lasci perdere quell’aspetto: sono parole in cui c’è tutta la boria e la prosopopea, un po’ ridicola ammettiamolo, della vecchia classe dirigente, che cerca di spiegare tutto ex-post, anche le cose che, malauguratemente, Renzi fa bene.

Ma perché è importante Guarino, allora?

Perché lui riconosce che, per la prima volta, qualcuno in Europa abbia osato mettere in discussione i sacri parametri. Riconosce che sia un fatto enorme, capace di far da battistrada a tutta un’ampia riflessione. Un fatto così clamoroso che, appunto, il professore si lascia scappare che possa essere non cosciente.

E quindi?

E quindi al netto di questi commenti, che hanno a che fare con la psicologia e un po’ la psicanalisi di una vecchia classe dirigente, resta il fatto, Renzi ha compiuto qualcosa di mai visto prima nella politica europea. Nessuno, fino a oggi, aveva spinto così avanti la critica a tutta la filosofia dei limiti agli stati. Questo il punto vero.

La vasta schiera degli oppositori, a tutti i livelli, è ossessionata dall’annuncite del premier che, poi, quando le cose vengono fatte, rimane effettivamente un po’ attonita.

È un meccanismo che scatta su tutto: Renzi dice di scassare qualcosa, di voler fare una rivoluzione in un settore? Prima lo irridono: «È impossibile», commentano, «chi sei tu, per pensare di poterlo fare?», gli chiedono, «non sei i condizioni», obiettano. Poi si mettono a fargli le bucce nel dettaglio, provvedimento per provvedimento.

E poi cosa succede?

Succede che, in otto mesi, il presidente del consiglio abbia fatto, è vero, molto annunci, ma di aver realizzato già quello che molti altri governi non hanno fatto nelle decine di anni precedenti.

Di bucce ne fa molte Massimo D’Alema nell’intervista al Sole 24 Ore di oggi (ieri, ndr)…

È incredibile. Una pagina intera a mondare l’arancio, a infilarsi in cento cosettine, con puntiglio. Dopodiché, nella sostanza, anche lui può parlarne perché Renzi ha fatto quella rivoluzione chiamata Jobs Act.

Un’intervista che in effetti dà la sensazione di rafforzare Renzi…

Ma certo. Non c’è alcun dubbio. Ma questo è propriamente il paradosso di un certo antirenzismo: rincorre continuamente cose che il premier ha fatto e sta facendo.

Una coazione a ripetere…

Guardi, torniamo a Guarino. Che cosa riesce a dire? Che lo ha fatto inconsapevolmente, quando, al contrario, doveva dire: «Bravo, vengo a trovarla, facciamo la rivoluzione».

E invece niente. Ma secondo lei, a Renzi tutto ciò che effetto fa?

Secondo me ne ride, e non dico per dire. Ride di questi conati da vecchia classe dirigente che non batte più chiodo e che ha reazioni psicanalitiche appena si sveglia la mattina. E soloneggia. Se mi dessero due soldi, che lavoriamo per campare, andrei io a fargliela l’opposizione a Renzi.

E che cosa farebbe?

Lo inchioderei sullo scarto fra annuncio e realizzazioni, ma non nel senso della differenza fra slide e provvedimenti, quanto fra distanza fra le idee della rottamazione e la prassi.

D.Per esempio?

Prendiamo le Camere di commercio? Fossi uno dell’opposizione mi metterei davanti a una di queste con un bel cartello con su scritto: «Caro premier, avevi detto che le avresti abolite, perché stanno ancora aperte?».

E invece?

E invece fanno subito la battaglia a difesa: «Nessuno tocchi le camere».

Stiamo trovando dei difetti a Renzi. Andiamo avanti.

Per esempio che, per certi aspetti, è un po’ Berlusconi e un po’ Giulio Andreotti, buonanima.

Bingo, un singolare ircocervo…

Ma no, è un po’ Berlusconi perché fa tutti gli annunci di questo mondo. Sono fantastici, meravigliosi e, badi bene, non li critico affatto.

E Andreotti?

Andreotti subentra nella pratica quotidiana. A Napoli si direbbe che Renzi «è nu carro pa’ ‘a scesa» , cioè è impegnato nel mantenere l’assetto dell’esecutivo e a che non si ribalti. Ecco quindi le frenatine, i piccoli accordi, le concessioni.

Nell’opposizione a Renzi c’è anche quella interna al Pd. Lei è sempre stato scettico sulla possibilità di una scissione. Lo è anche dopo Piazza S.Giovanni?

Mah. Resto estremamente dubbioso. Ci vorrebbe, mi scusi l’espressione, un leader con le palle.

Che facesse, cosa?

Ci vorrebbe qualcuno che fosse disposto ad attraversare il deserto, a mettere in forse le sinecure di partito, il posto in lista, il vitalizio, e ricostruisse una presenza della vecchia sinistra.

Che avrebbe ancora uno spazio?

Certo, in un paese arretrato e corporativo come questo, la vecchia sinistra Otto-novecentesca andrebbe rappresentata, ma…

Ma?

Questi vogliono la botte piena e la moglie ubriaca e ci sarebbe il corrispettivo napoletano che però ora non mi viene.

Nel senso?

Nel senso che vogliono fare bei discorsi, partecipare alle manifestazioni, riempirsi un po’ di parole come «stare dalla parte dei più deboli», senza perdere di vista, però, il seggio alle prossime elezioni che, prima o poi, verranno. Anzi, più passa il tempo dal quel corteo e da quella manifestazione, più si percepiscono, nella minoranza Pd, gli arretramenti, le ricomposizioni, finché quelle parole d’ordine svaniranno.

Ma insomma, lei non riconoscerebbe, chessò, a un Alfredo D’Attorre o un Pippo Civati gli attributi per fare un’operazione simile?

Guardi che ho parlato di leader, forse non ci siamo capiti.

Goffredo Pistelli, Italia Oggi

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1934171&codiciTestate=1

 

Intervista a “il Giornale”, 14/10/14

Oggi Roberto Scafuri mi ha intervistato su “il Giornale”. 

“Cari Bersani & C. fatevi un altro partito”

L’ex braccio destro di D’Alema: “ Con Renzi il PD è cambiato radicalmente e non è più la casa degli ex Pci”

Premessa maggiore: sottraendo tempo alle funzioni di “bi-nonno”, Claudio Velardi ricade nel vizio originario dell’osservatore politico. Qualità che ne decretarono il successo come primo Lothar dalemiano e quindi consulente politico e lobbista. Motivazione nobile e spassionata, con un limite: “il nome del possibile leader della sinistra ce l’ho, ma lo dico soltanto se mi pagano”. Premessa minore: “Guardo con entusiasmo al tentativo di Renzi di dare un assetto stabile e saldo al sistema, fondato su un bipartitismo tra PD e Forza Italia. Le condizioni ci sono tutte, in quanto Berlusconi si sta comportando da vero padre della patria, visto che potrebbe mandare tutti a quel Paese non lo fa. Paradossalmente oggi è più libero di prima, i magistrati hanno un po’ mollato la persecuzione di cui è stato oggetto. Per cui gli chiedo un ultimo sforzo: trovarsi un successore o ripresentarsi alle prossime elezioni perché, anche se contro Renzi perderebbe, farebbe all’Italia un regalo grandissimo”.

Non può negare che il suo appello a D’Alema e Bersani ricorda il tormentone di Crozza-Razzi: “Ve lo dico da amico, fatevi un partito tutto vostro”.

“Può darsi. Però il mio è un discorso serissimo. Solo con un partito di sinistra il sistema sarebbe davvero stabile”.

Già. Lei vede il grillismo in disfacimento, e uno schema nel quale assieme ai due grossi partitoni ci sarebbero i “junior partner”: la Lega a destra, i liberali al centro…

“… e i conservatori della sinistra otto-novecentesca raggruppati in una specie di die Linke tedesca. D’altronde è un’area che in un Paese arretrato come il nostro ha una sua consistenza. Sarebbe un peccato che non lo facessero”.

Mancano i soldi.

“Basta chiedere a Sposetti. Non c’è tempo da perdere. Mi appello a D’Alema, Bersani, Fassina, Vendola…”

Magari pure Bertinotti.

“Bertinotti la sinistra l’ha mollata, dice che è morta. Restiamo in attesa che fondi quella del quarto millennio”.

Difficile che gli ex Pci abbandonino la ditta. Fuori rischierebbero di restare a casa.

“Con Renzi a casa ci resteranno di sicuro. Il PD non è più la loro ditta, è cambiato strutturalmente. D’Alema non è un pensatore, non può fare l’Ingrao del PD. E Bersani sta perdendo i suoi uomini uno dopo l’altro… persino Errani va con Renzi”.

Renzi è uno spregiudicato?

“No. Azioni da gran paraculo, se mi passa il termine. Ma è giusto che lo faccia. Si comporta da vero leader innovatore e modernizzatore, che finora la sinistra non ha avuto”.

D’Alema non lo fu.

“Si, dal ’94 al ’97. Non ebbe il coraggio dell’ultimo miglio”.

Secondo lei perché?

“E’ paradossale, perché quella rivoluzione liberale che si era proposto si scontrò da subito con i sindacati e la vecchia sinistra. Gli stessi che ora difende”.

Motivi personali?

“Adesso, anche. Ma geneticamente è rimasto comunista”.

Veltroni provò a fare il PD a vocazione maggioritaria.

“Geneticamente non aveva i tratti da leader. Poi si alleò con Di Pietro, errore madornale”.

Sintetizzo: D’Alema non ebbe coraggio, Veltroni non aveva le palle?

“Possiamo dire anche così”.

Renzi modernizzatore come Craxi?

“Sembrerebbe di sì”.

Ma tra Craxi e Berlinguer dice di scegliere Berlinguer.

“Ribadisco, gran paraculo”.

Ma Vendola starebbe con D’Alema?

“Lui soffre della sindrome di Stoccolma, in realtà è dalemiano dai tempi della Fgci”.

E Civati?

“Ottimo segretario della Federazione di Monza”.

Cuperlo?

“Gli voglio troppo bene, meglio resti nel PD”.

Landini leader?

“Non lo so, di sicuro ora deve scegliere se stare al gioco di Renzi o giocare in proprio”.

Dimentichi quelli della lista Tsipras.

“Vero. In un partito del genere Spinelli e Maltese tornerebbero a casa. Potrei finalmente aprire una bottiglia di Cristal”.

Roberto Scafuri, il Giornale

 

Intervista a “Il Mattino”, 6/10/14

Oggi Pietro Treccagnolimi mi ha intervistato su “il Mattino”. 

“Gioca sfruttando gli errori degli altri se non lo fermano vincerà di default”

Claudio Velardi non solo è uno spin doctor, ma è pure romanista. E ieri, con i giallorossi in campo contro la Juventus, per come è andata tutto aveva per la testa tranne che il sindaco sospeso. Attaccato alla televisione, ha seguito la partita, di rigore. Ma l’ira funesta del pelìde Luigi è un tema troppo appetitoso per chi si occupa di comunicazione politica.

Che giudizio da della campagna di comunicazione di de Magistris come sindaco sospeso?

“Si sta muovendo benissimo”.

Non mi dica che è improvvisamente diventato arancione, fuori tempo massimo?

“Non lo dica neanche per scherzo”.

E allora?

“De Magistris sta giocando ottimamente la sua partita, anche perché si giova degli errori degli avversari che hanno sbagliato tutto, fin dal primo giorno della sentenza di condanna. Lo hanno attaccato sul piano giudiziario e non su quello politico. E questo va a vantaggio del sindaco: gli consente di insistere con la parte di vittima della magistratura. Vittima, tra l’altro, di un provvedimento discutibile”.

Ritiene non si dovesse applicare la sospensione prevista dalla Legge Severino?

“Secondo me, l’applicazione, in casi del genere, potrebbe non essere automatica, perché si tratta di un reato che de Magistris non ha commesso nelle funzioni di sindaco. L’opposizione, soprattutto la sinistra, insiste, invece, su questo punto, pontificando, come ha sempre fatto, con il ditino alzato. De Magistris sta giocando con molta abilità, perché cavalca un diffuso sentimento di critica verso i magistrati che non sono più gli eroi popolari di qualche anno fa”.

Ma mica il sindaco può andare avanti a fare la vittima per diciotto mesi? Rischia di trovarsi come il famoso marziano a Roma di Ennio Flaiano.

“Non è detto. De Magistris ha davanti a se un’autostrada spianata. Fa il sindaco sospeso, lo usa come un marchio, gira per strada, ha le mani libere per dire quello che vuole. E ogni attacco che riceve è un punto a suo favore”.

In queste condizioni che cosa dovrebbe fare l’opposizione, sia di destra che di sinistra?

“Ma il nanismo dell’opposizione napoletana è clamoroso. Tranne l’isolato Gianni Lettieri, tutti pensano a sopravvivere e navigano in un mare di ambiguità. Finora nessuno ha rinfacciato al sindaco in modo chiaro e netto una verità che è sotto gli occhi di tutti”.

Cioè?

“Che Napoli è ridotta peggio, ma molto peggio, di come l’aveva lasciata Rosa Russo Iervolino”.

Che è quanto dire.

“La città vede e pensa questo. Mentre l’opposizione si attacca a cavilli di giurisprudenza. La solita via giudiziaria a ribaltone. De Magistris approfitta di questa condizione, per lui ideale, e riesce a mobilitare i suoi”.

Si riferisce al flash mob sotto Palazzo San Giacomo?

“Certo, c’erano cinquecento persone”.

Non se l’aspettava?

“Non sono pochi. Anche perché la città è stanca di de Magistris, lo fa capire in tanti modi, ma è una stanchezza che non trova sbocchi politici”.

Sembra quasi che destra e sinistra preferiscano andare avanti così, arrivare alla scadenza naturale del mandato. Visto che non ci sono candidati pronti, meglio tenersi lui.

“Non è escluso”.

Che cosa pensa del ruolo di Tommaso Sodano, il sindaco facente funzione?

“Non è politicamente significativo. Ha fatto bingo, anche se de Magistris non perde occasione per ribadire che il sindaco resta lui, sbeffeggiandolo. Un ruolo ingrato”.

Un ruolo che, però, a leggere i retroscena mai smentiti, Sodano ha voluto fortemente, impuntandosi, quando de Magistris, in extremis, stava scegliendo un vice più gradito al PD.

“Sodano è un democristiano che veste panni di comunista, gli sta bene così”.

Se de Magistris la arruolasse come proprio spin doctor che consigli darebbe?

“Continua così che vai fortissimo, vincerai di default”.

Lei davvero crede che ricandidandosi de Magistris possa vincere?

“Se dal sarcofago della città morta, dal cimitero della politica napoletana, non si alzerà nessuno, davvero c’è questa possibilità. Ma il primo che si alza, sempre che non sia uno zombie, vince facile”.

Pietro Treccagnoli, Il Mattino

 

 

Il Corriere del Mezzogiorno, 19/4/14

Una mia lettera sul Corriere del Mezzogiorno, a proposito delle chiavi della reggia di Caserta consegnate dal prefetto Monaco a Cosentino

Caro direttore,

mi ritengo un garantista a tutto tondo. Non di quelli – per capirci – che si strappano i capelli se a finire sotto la mannaia dei Pm sono amici e sodali, e invocano invece la sacra bilancia della giustizia per odiati avversari. Per me i cittadini di fronte alla legge sono tutti uguali. Cioè innocenti. Fino a prova contraria, reiterata e definitiva. Se lo Stato ne accusa uno, ha il dovere di dimostrare – in tempi rapidi, con efficienza, fornendo ogni garanzia di sobrietà, equilibrio e imparzialità – le sue ragioni. Se e quando ci sono.

Più nello specifico, ho una sorta di pregiudizio favorevole verso qualunque cittadino – potente e non – incappi nella giustizia italiana, il potere nostrano più inefficiente, malato e irresponsabile: la vera casta da riformare radicalmente (lo sento più o meno dire da Renzi nel momento in cui scrivo). Figuriamoci poi se un cittadino viene messo sotto dalla procura di Napoli, famosa per avere inanellato negli anni fallimenti su fallimenti in indagini promosse da Pm in cerca di visibilità, e che mai hanno pagato per i loro continui scivoloni.

Questo per dire che – per esempio – non mi piace per niente la canea in corso da molto tempo contro Nicola Cosentino. Al contrario: 1) ritengo che, nei suoi confronti, si manifestino spesso diffusi sentimenti vagamente razzistici,  che personalmente mi ripugnano un po’; 2) per quello che ho letto, trovo piuttosto deboli le accuse che gli vengono mosse nei processi in corso e; 3) scandalosi i tempi, così scientificamente scanditi, delle sue peregrinazioni carcerarie.

Ma è un altro il punto che mi interessa sottoporre alla tua attenzione. La notizia di ieri è che Cosentino, all’atto della perquisizione in casa sua (lo scorso 3 aprile), risultava essere in possesso delle chiavi di un ingresso laterale della reggia di Caserta. Chiavi consegnategli – con tanto di lettera acclusa – dall’ex prefetto di Caserta, tal Ezio Monaco, perché il buon Nicola potesse andarvi a correre.

Intendiamoci, direttore. Così come (lo so, il mio è un pregiudizio assoluto) diffido di Pm e giudici, di norma non credo alle notizie che – attraverso le procure – ci vengono propinate ogni giorno, sempre tutte ad orologeria (per esempio, perché questa storia delle chiavi della reggia è venuta fuori solo ora?). E però, se la notizia dovesse essere invece confermata, a quel punto magistrati e giornalisti, procuratori e velinari, vanno per un attimo sullo sfondo. E in primo piano viene illuminato lo Stato italiano, con i suoi apparati anchilosati, pachidermici, opachi.

Non so al momento quale attività stia esercitando questo signor Monaco; leggo che da qualche tempo non è più prefetto di Caserta, pare che ora – dopo essere transitato da Salerno – lavori a Palazzo Chigi. Magari non ci sarà (non lo so, immagino) alcuna inchiesta o provvedimento nei suoi confronti per la gentile donazione delle chiavi. Ma, infatti, qui non è questione di processi. Il punto è che uno Stato appena appena serio, a mio avviso, dovrebbe prendere questo signore e licenziarlo in tronco. Con gli argomenti che credi: assenza di senso dello Stato, viltà, servilismo, mancanza di dignità.

Conclusione: forse è il caso che Matteo Renzi si faccia rapidamente un giretto negli uffici che dirige a piazza Colonna, afferri per le orecchie il Monaco e lo cacci via. La mia è una richiesta esplicita e – come dire – ad personam. La credibilità dell’azione di cambiamento che Renzi sta avviando (a parere mio, più che tuo…) si misura anche con atti del genere. Emblematici, immediati, chirurgici.

In attesa che cominci a funzionare la giustizia dei tribunali, il giovane fiorentino metta in moto quella della serietà e del rigore etico.

Intervista a Italia Oggi, 16/4/14

http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201404161150063990&chkAgenzie=ITALIAOGGI

Intervista al Quotidiano della Basilicata – 30/3/14

http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/politica/724070/Macroregioni–intervista-a-Claudio-Velardi.html

Intervista a “il Corriere del Mezzogiorno”, 27/3/14

Oggi Simona Brandolini mi ha intervistato su “il Corriere del Mezzogiorno”. 

Velardi: così si sperperano soltanto risorse

intervista velardi

 

 

Intervista a “il Mattino”, 21/3/14

Oggi Gerardo Ausiello mi ha intervistato su “il Mattino”. 

 

«Non ricordo una sola inchiesta della magistratura napoletana nei confronti dei politici che si sia rivelata efficace o abbia avuto successo. La Procura ha solo collezionato una lunga serie di fallimenti. Purtroppo, però, nessun pm ha pagato o pagherà mai per questo». È durissimo il giudizio di Claudio Velardi sulla magistratura che, tuona l’editore ed esperto di comunicazione, «è la casta più forte tra tutte quelle esistenti in Italia».

Sembra di sentir parlare Berlusconi…
«Sul tema della giustizia Berlusconi ha ragione. Il problema è che in vent’anni non è stato in grado di approvare uno straccio di riforma. Ora tocca a Renzi, che ha ben chiara la situazione ma che pure rischia di subire lo stesso destino dell’ex premier. A Firenze, infatti, i pm stanno già cercando di scoprire se una volta è passato con il rosso…».
Perché la magistratura sarebbe intoccabile?
«I pm, che avviano indagini sui politici solo per apparire, possono agire con un tale grado di impunità perché hanno stretto un’alleanza con il mondo dei media. I giornalisti si procurano, in maniera illegale e illegittima, atti e notizie che vengono loro forniti, in maniera illegale e illegittima, nella stragrande maggioranza dei casi dalle Procure e solo in minima parte dagli avvocati. Ebbene questo sistema, come una morsa, sta stritolando i politici».
Non mi dirà ora che sono tutti martiri.
«L’azione della politica è spesso fallimentare e per questo amministratori, parlamentari e ministri non sono simpatici ai cittadini. Questo vale in particolare a Napoli, dove la situazione è disastrosa. Ma non è giusto che, quando si apre un’inchiesta, a pagare siano solo i politici, che vengono sbattuti in prima pagina. Che poi vengano quasi tutti assolti o prosciolti non interessa a nessuno».
Eppure una parte dell’opinione pubblica ritiene che la magistratura debba colmare il vuoto della politica. Lei cosa ne pensa?
«Io, invece, da liberale resto convinto che a colpire le inadempienze e gli errori della politica debba essere la politica stessa, di certo non la magistratura. Altrimenti si rischia di tornare ai tempi del fascismo».
E se la politica non ce la fa?
«Saranno i cittadini a giudicarla. Ma mi auguro che la politica riesca a reagire iniziando con l’abolire tutte quelle leggi fatte su misura dalle caste per costruirsi le loro gabbie di protezione. Leggi inutili, che oggi hanno creato un cortocircuito a causa del quale è impossibile governare».
Da Caldoro a de Magistris: a Napoli nel mirino sono finiti i vertici delle istituzioni locali.
«Il mio ragionamento vale per tutti, compreso de Magistris, che per me è il peggior sindaco che Napoli abbia mai avuto. Ma anche lui, che è stato un pubblico ministero, non può essere sconfitto dai magistrati. Lo stesso discorso vale per Caldoro, che non è di certo un brillante governatore sebbene abbia ereditato dal passato un sacco di guai».
Il presidente della Regione, come il primo cittadino, ha reagito lasciando intendere di essere anche pronto a farsi da parte. Deve ricandidarsi o passare la mano?
«Caldoro ha alzato il tiro perché probabilmente teme che, da quel covo di serpi che è Napoli, possano partire altre incursioni giudiziarie. La ricandidatura? La sua è stata una gestione grigia, ma qualcosa di buono la sta facendo».
Lei ha seguito da vicino il sindaco De Luca quando nel 2010 si candidò alla Regione. Ha qualche chance di spuntarla ricandidandosi oppure sarebbe una minestra riscaldata?
«Sarebbe un grave errore. De Luca ha sbagliato tutto a causa del suo provincialismo. Dopo aver perso alle Regionali avrebbe dovuto tentare la scalata al Comune di Napoli mentre ha scelto di tornare a Salerno. Ora dovrà fare i conti con il suo declino politico e non sarà facile per lui. Bassolino invece, che pure ha subito un brutto tracollo, sta gestendo con grande intelligenza questa difficile e delicata fase della sua vita».

Nella redazione de “Il bias quotidiano”

redazioneSabato 1° marzo. Ore 11.30.

Direttore. “Ragazzi, che c’è oggi?”.

Redazione. “Mah, niente…”.

D. “Come niente, che sta succedendo in Ucraina?”.

R. “Uh, capo, non ne parliamo, roba pazzesca… Putin minaccia invasioni, Obama lo chiama, l’Europa è ferma… ci sono manifestazioni, si temono assedi…”.

D. “Ok, ho capito, che palle, magari ci montiamo il paginone in apertura. Veniamo a noi, va’… Politica?”. Continua a leggere

Soglie

Dei sottosegretari se ne è fottuto, consapevole che è materia strutturalmente indigesta. Avrebbe potuto farne 30 invece di 44, ficcare dentro molte donne, scegliere i bravi, gli esperti, i competenti. Per farlo avrebbe dovuto combattere con asprezza correnti e correntine di partiti e partitini, mettere a rischio faticose alleanze interne, creare ulteriori fibrillazioni parlamentari. Il gioco non sarebbe valso la candela. I titoli di domani non sarebbero cambiati, in questi casi scattano per default: la genialità dei titolisti non gli avrebbe risparmiato “la carica dei vice”, “l’assalto alle poltrone”, con tanto di fotine e appartenenze. Perché la notizia che è stato fatto un sottosegretario (la parola stessa è fastidiosa) non può piacere alla gente, siamo obiettivi. E figuriamoci 44.

Però attenzione, Matteuccio. Il tuo mantra – come è evidente – è l’informazione mainstream, che è sempre una buona pista da seguire. La insegui, la cavalchi, la governi, e schiacci a rete quando ti senti sufficientemente forte. Sennò lasci perdere. Se non c’è notizia buona per te, non te ne curi, affidi ad altri le incombenze (prevedo giorni difficili per il povero Del Rio), mentre tu veleggi altrove. Attenzione perché le piccole cose fanno massa critica, oltre una certa soglia.

Squallore

Letta-BersaniIl signore che ha perso la guida del governo una settimana fa vede il signore che ha perso la guida del principale partito di governo qualche mese fa. L’incontro avviene alla Camera dei deputati, mentre sta parlando il capo del governo e del partito che ha fatto fuori entrambi. I due si abbracciano platealmente. I parlamentari del gruppo del partito applaudono commossi.

Raramente ho visto in scena negli ultimi tempi un atto politico così feroce e meschino. Eppure la politica ne riserva, di episodi sordidi. Bersani e Letta hanno annunciato in maniera plateale e volgare la loro opposizione a Renzi e al suo governo – in un luogo solenne per definizione, il Parlamento, dove le camarille di partito non dovrebbero entrare – utilizzando biecamente l’uno il naturale alone di affetto che circonda un reduce da una malattia, l’altro il naturale sentimento di considerazione umana nei confronti di un vinto.

Operazione di inarrivabile cinismo. Compiuta con calcolo maligno, studiata nei dettagli (“Sono qui per salutare Enrico”). Con il coro festante di un gruppo parlamentare di minus habens, che secondo me non hanno neppure capito che si consumava, con la loro esultante partecipazione, una squallida operazione politica.

Gli statisti

Itali1Quanti statisti, sui giornali di stamattina. “Un comizio senza contenuti, voto per disciplina di partito”, dice Gotor, quello che scriveva i contenuti di Bersani. “Un discorso di strada, fatto solo di titoli”, rimprovera Nichi Vendola, che essendo più di sinistra la strada gli fa un po’ senso. “È eversivo, guida la folla contro il palazzo”, sostiene Calderoli, che di eversione se ne intende. “È venuto ad alterare la prassi consolidata”, è invece il commento di tal Lucio Barani, socialista di Forza Italia prestato al Gruppo autonomie (che non capiamo cosa vuol dire, ma sarà la prassi consolidata). “Voto la fiducia con la disposizione d’animo con cui Gronchi, De Nicola e De Gasperi la votarono a Mussolini”, si dispera Compagna, che è uno storico. Gli fa eco un già-ex-renziano-à-porter, Giuliano Ferrara, che commenta sobrio: “Il discorso più brutto della storia repubblicana, giolittiana e mussoliniana”. Conclude, come è giusto, lui in persona, che spiega ai suoi “di essere deluso per la mancanza di standing e per il discorso di basso profilo”. Chi è lui? Come chi è? Quello che ieri era costretto a leggere in Parlamento degli orribili pipponi scritti proprio dal succitato, e oggi muore di invidia per le libertà che si prende Renzi.

In questa saga della disperazione di una classe dirigente morta si salva solo Mentana, che con onestà dice: “Se fossi un insegnante non lo promuoverei, ma penso che abbia impostato tutta la sua attività per non avere insegnanti come noi”. Continua così, giovanotto. Distruggili per sfiancamento.

Semantica

del rio“Niente nuove tasse ma una rimodulazione, fermo restando l’orizzonte del governo di una diminuzione della pressione fiscale complessiva”, scrive ieri sera Palazzo Chigi in un tragico comunicato di risposta a Palazzo Chigi. “Niente nuove tasse”. Ok. Ma perché allora “rimodulazione”? Cambia il modulo su cui paghi? Bah, 11 volte su 10 la parolina ha semplicemente anticipato lo scippo di qualche soldo dalle nostre tasche. D’altronde, perché sennò aggiungere “fermo restando l’orizzonte del governo di una diminuzione etc…”? “Fermo restando” lo dici per ribadire un obiettivo che – evidentemente – stai contraddicendo. “Orizzonte”, poi, è la “linea apparente che separa la terra dal cielo”, secondo Wikipedia. Apparente, cioè finta. Come la “diminuzione della pressione fiscale complessiva” che segue, se tanto mi dà tanto. Conclusioni: 1) imparate a non parlare, ma a fare; 2) se sciaguratamente parlate, non dite cazzate; 3) se avete parlato e dovete correggervi, imparate perlomeno a scrivere.

Intervista al Corriere del Mezzogiorno, 23/2/14

SudClaudio Velardi ama definirsi lobbista e comunicatore. Ma per chi lo conosce da tempo è anche e soprattutto uno che non teme di andare contro corrente, di prendere posizioni scomode. E così, una volta che Renzi ha annunciato quali sono i sedici dicasteri del suo governo, mettendo la parola fine all’era della Coesione e chiamando nella sua squadra un solo ministro del Mezzogiorno continentale (nella lista c’è, ovviamente, pure il siciliano Alfano Alfano), la calabrese Maria Carmela Lanzetta, si è subito affrettato a commentare che «va bene così, anzi va benissimo così».

Stavolta non teme di essere andato un po’ oltre?

«Macché. E sono pronto ad argomentare subito».

Prego, cominci dai ministri.

«Lanzetta è sicuramente una persona valorosissima, una donna che ha avuto il coraggio di alzare la voce contro le cosche calabresi, rischiando di persona. E questo le fa molto, molto onore. Eppure, allo stesso tempo fornisce una rappresentazione retorica del Sud: è un emblema della sofferenza, non certo l’alfiere delle potenzialità di sviluppo di una terra in cui vivono 20 milioni di persone. Ma del resto, viste le condizioni economiche e sociali dell’odierna Italia meridionale, non potrebbe essere altrimenti».

Un Sud in disarmo e adesso anche senza Coesione. Continua a leggere

Arrivo arrivo

govHa accontentato Berlusconi, promettendogli la riforma elettorale e poi il voto (ma il vecchio lo lascerà fare, la bandiera delle elezioni la agita solo per gasare i suoi). Ha tacitato Alfano, garantendogli la contemporaneità delle riforme istituzionali, e quindi il loro incardinamento sui binari dell’eternità. Ha messo nel sacco le purulente anime del Pd, decidendo lui le rappresentanze di corrente. Ha eliminato i ministeri della retorica e del politicamente corretto (una gigantesca ola per l’abolizione del ministero del Mezzogiorno). Ha nominato ministri generalmente degni: nota dolente Franceschini; bene Padoan, Giannini, Pinotti, Poletti; Orlando alla giustizia può essere una sorpresa; gli altri sono da farsi, li scopriremo vivendo. E questo per tacere delle politiche di marketing attivate (il premier più giovane della storia, la squadra più giovane della Repubblica, il 50% di donne, e in ministeri di peso), che pure il loro senso ce l’hanno.

E invece? Provate a leggere i giornali di stamattina. Grondano diffidenza e supponenza, mettono mille mani avanti, uno dubita della giovinezza, l’altro spera nella leggerezza calviniana, il Corriere dei poteri deboli ricorre a formule esoteriche (“esuberante debolezza”), il Sole delle vendette confindustriali rimpiange De Gasperi e teme Beautiful.

Sono solo tutti concordi a dire: è il governo di Renzi. Fatti suoi: si è preso una grande responsabilità, adesso ne risponderà in proprio. Non avrà alibi, ed è vero. Ma questa – in un paese che voglia risvegliarsi dal coma – sarebbe una buona ragione per dargli fiducia e lasciarlo fare.

Invece la certezza è che, da domani, i critici di oggi saranno lì, col cappello in mano, a chiedere che tutto continui come prima. Mentre le poche persone libere di questo paese, che stamattina respirano un friccico di aria nuova, non faranno sconti al giovanotto e gli chiederanno di andare subito al di là delle buone intenzioni.

“Giornalismo propulsivo”

Barca BossiUna notizia falsa sparata a tutta pagina. La successiva querela del diffamato. E ora l’archiviazione del caso. I giornali possono dire puttanate, è scritto nella sentenza. A seguire il soddisfatto pezzo del Corriere di stamattina, che non ha bisogno di commenti. Il legame perverso tra magistrati e media è scritto. Il perfetto funzionamento del processo mediatico fa rabbrividire, ma solo i pochi liberali d’Italia. Continua a leggere

Tra Re Giorgio e Kaiser Mario

Napolitano DraghiDal 2001 – da quando esiste il Ministero dell’Economia e delle Finanze – un solo ministro “politico” ha occupato per 3+3 anni il palazzone di via XX settembre, anche se Giulio Tremonti potrebbe offendersi a sentirsi definire tale, data l’incommensurabile stima che ha di sé in quanto “tecnico”. Per il resto, da Siniscalco a Padoa Schioppa a Grilli a Saccomanni, si sono visti da quelle parti solo grand commis e funzionari di banca.

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L’incontro Renzi-Grillo

renzi - grilloE’ vero che Grillo è andato all’incontro dopo essere stato sconfitto dai suoi in rete. E’ forse vero che, alzando a dismisura i toni, avrà deluso coloro che si erano espressi per il confronto. Così come è vero che Renzi è pur sempre il Presidente del Consiglio incaricato, e non poteva prenderlo a sediate.

Ma, se accetti di incontrare Grillo in streaming, devi sapere a cosa vai incontro, caro Matteo. Continua a leggere

Renzi e le scorte

scorteMatteo Renzi prende il treno, saluta la gente alla stazione e per strada, va in giro in Smart o in bicicletta, si aggira a piedi per Roma a tarda sera. Da solo. Una persona normale nel mondo normale, che del mondo normale condivide luoghi e  tempi, servizi e inefficienze.

Una volta eletto Presidente del Consiglio, dovrà prendere le distanze dal mondo. Sulla base di una legge approvata nel 2002, il premier sarà scortato: l’Aisi, il servizio segreto interno, ne assicurerà h24 la protezione, e “con modalità indipendenti dalla volontà del soggetto tutelato”.

Circondato da uomini dallo sguardo severo e cupo (anche se spesso più attenti a entrare nelle inquadrature che a vigilare), cambieranno le foto e le immagini di Renzi. Il giovanotto sarà visivamente e fisicamente risucchiato dal sistema, sistemato nella prigione dorata dei potenti. Continua a leggere

Italia Oggi, 18-2-14

renziUna mia intervista a Italia Oggi 

Quando, esattamente una settimana fa, s’era profilata la decisione di Matteo Renzi, segretario Pd, di regolare i conti con Enrico Letta, Claudio Velardi aveva suggerito, via Twitter, d’essere più prudente, d’evitare di passar per ribaltonista impenitente. «Senza preoccuparsi», aveva scritto nel suo blog, «degli stupidi che esulteranno, dei giornali che diranno ‘ha vinto Letta’, dei cento critici col ditino alzano.Tanto passeranno due-tre mesi e il governo, incolore e inodore, si sbriciolerà da solo».

Domanda. Non l’ha ascoltata, Velardi

Risposta. Non ha ascoltato me come i tanti, che suggerivano prudenza. Ma qui sta la differenza: noi commentiamo, lui è il leader, lui sceglie, lui fa. Per fortuna. Anche col Pd era stato lo stesso, ricorda?

D. Come no? Proprio da queste colonne, lei l’aveva scongiurato di tenersene alla larga
R. Non ci è stato a sentire. E ha avuto ragione.

D. Eppure c’è stata un’ondata di indignazione, più o meno strisciante, per questa staffetta. Soprattutto fra i suoi, fra i renziani intendo. Oggi (ieri per chi legge, ndr), vedendolo al Quirinale, quel sentimento è già scemato. Non le pare?
R. L’argomento di Renzi sulla inevitabilità di questo percorso accelerato è del tutto ragionevole: non avrebbe potuto fare diversamente. Attendere avrebbe logorato lui ma anche il Partito democratico, avrebbe compromesso tutto. Il sindaco di Firenze ha fatto una forzatura pienamente comprensibile nell’universo delle persone normali. Incomprensibile, invece, in quello, depresso, del popolo democrat, frustrato da decenni di incapacità dei gruppi dirigenti a mettere in campo politiche forti e vere

D. Che cosa ha generato?
R. Un sentimento narcisistico di autocommiserazione: il popolo piddino ama autocommiserarsi. Però guardi che, già a quest’ora, molti mugugni sono rientrati. Perché emerge la sostanza dell’operazione che Renzi vuol fare nei prossimi quattro mesi: clamorosa, financo improbabile. In 120 giorni vuol mettere le mani su riforme istituzionali (legge elettorale, Titolo V, Senato), lavoro, burocrazia e fisco. Quello diventa l’ordine del giorno, quella l’agenda.

D. Improbabile, nel senso di impraticabile?

R. Ma no, nel senso che non si è mai pensato una cosa del genere. Neanche Mandrake. Non saranno riforme realizzate: Renzi farà decreti, aprirà dossier. Ma solo questo, come si dice, vale prezzo del biglietto.

D. Anche il suo discorso all’uscita dal colloquio col capo dello Stato ha colpito: lineare, sereno..
R. Eravamo abituati a persone che uscivano da quei colloqui e facevano discorsi paludosi, chiacchiere incomprensibili. E invece lui, butta là «quattro cosucce» di quella portata.

D. Non tradiva un filo di emozione
R. Esatto. Nemmeno Silvio Berlusconi, a cui l’accostano, ci riusciva…

D. In che senso?
R. Il Cavaliere, quando le sparava grosse, come nell’occasione del milione di posti di lavoro, tradiva l’ansia tipica del venditore, tutta finalizzata alla conclusione dell’affare, che ci mette una grande enfasi nell’esaltare la propria mercanzia ma che ha la preoccupazione che l’acquirente non accetti. Renzi ha una comunicazione che potrebbe apparire banale tanto è normale e non enfatica. La gente, abituata allo «sperpetuo» degli impegni solenni mai attuati, lo ascolta e comincia a dire «oh stai a vedere che questo lo fa davvero».

D. Semmai, è il mondo dell’analisi politica e del giornalismo che pare, in questi giorni, in preda a una strana eccitazione negativa. C’è chi sabato ha fatto la ola al reinvio dell’incarico a oggi, chi legge fra le righe dei quirinalisti fastidi e risentimenti del Colle_
R. Il nostro universo, quello dei giornalisti, assume queste posizioni perché deve giustificare la propria incapacità a interpretare questo leader che è sempre un passo avanti e che spiazza tutti sempre. Apparteniamo all’Italia stanca, sfiduciata, illividita da questo ventennio di cose non fatte. Lui, Renzi, vive di slancio, di fiducia, di follia. È al di là del guado. Si tratta proprio di una dimensione antropologica diversa.

D. Giorgio Napolitano punterà su Renzi o serberà ancora qualche riserva?
R. Nella sua infinita saggezza, il presidente della Repubblica ha determinato la svolta, invitando a cena il segretario Pd e parlandoci per due ore, due ore e mezza. Così facendo ha dato messaggio chiarissimo. Lui vorrà vedere riforma elettorale e poi godersi il meritato riposo. Non è certo tipo che vuole restare lì.

D. Qualcuno considera Renzi internazionalmente debole. S’è ironizzato sul New York Times che l’ha definito «sindaco di Napoli». Le cancellerie lo ignorano, s’è detto.
R. Balle. Se così fosse stato, perché Angela Merkel l’ha voluto conoscere a luglio?

D. Quali sono i pericoli all’orizzonte?
R. Non verranno dai partiti che, ormai, sono cani morti. Sì, ci può essere il Clemente Mastella di turno

D. E chi sarebbe?
R. Pippo Civati, no? Quella dei dieci senatori che starebbero con lui è la tipica dichiarazione mastelliana. Insomma roba di poco conto. Poi, va beh, Renzi si dovrà tenere Angelino Alfano, e concedergli qualcosa ma, insomma, la durata della legislatura è l’unica garanzia di sopravvivenza per il Nuovo centrodestra e i suoi parlamentari. Il vero pericolo è un altro

D. E cioè?
R. Sarà la resistenza del sistema, della burocrazia

D. Che Renzi, non a caso, ha inserito nella quattro riforme da far partire subito
R. Quella sarà la vera prova perché la politica, ormai, conta zero; conta la tecnostruttura che non ti consente di cambiare, conta quel potere sordo e grigio. Perché, quando il premier, farà i decreti, non dovrà temere gli agguati della politica quanto le inadempienze della burocrazia.

di Goffredo Pistelli – Italia Oggi

Fonte 

Buchi neri

"Un insieme di eventi da cui non è possibile sfuggire sino a una grande distanza" (Stephen Hawking)

Il Blog di Reti

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