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Il Corriere del Mezzogiorno, 19/4/14

Una mia lettera sul Corriere del Mezzogiorno, a proposito delle chiavi della reggia di Caserta consegnate dal prefetto Monaco a Cosentino

Caro direttore,

mi ritengo un garantista a tutto tondo. Non di quelli – per capirci – che si strappano i capelli se a finire sotto la mannaia dei Pm sono amici e sodali, e invocano invece la sacra bilancia della giustizia per odiati avversari. Per me i cittadini di fronte alla legge sono tutti uguali. Cioè innocenti. Fino a prova contraria, reiterata e definitiva. Se lo Stato ne accusa uno, ha il dovere di dimostrare – in tempi rapidi, con efficienza, fornendo ogni garanzia di sobrietà, equilibrio e imparzialità – le sue ragioni. Se e quando ci sono.

Più nello specifico, ho una sorta di pregiudizio favorevole verso qualunque cittadino – potente e non – incappi nella giustizia italiana, il potere nostrano più inefficiente, malato e irresponsabile: la vera casta da riformare radicalmente (lo sento più o meno dire da Renzi nel momento in cui scrivo). Figuriamoci poi se un cittadino viene messo sotto dalla procura di Napoli, famosa per avere inanellato negli anni fallimenti su fallimenti in indagini promosse da Pm in cerca di visibilità, e che mai hanno pagato per i loro continui scivoloni.

Questo per dire che – per esempio – non mi piace per niente la canea in corso da molto tempo contro Nicola Cosentino. Al contrario: 1) ritengo che, nei suoi confronti, si manifestino spesso diffusi sentimenti vagamente razzistici,  che personalmente mi ripugnano un po’; 2) per quello che ho letto, trovo piuttosto deboli le accuse che gli vengono mosse nei processi in corso e; 3) scandalosi i tempi, così scientificamente scanditi, delle sue peregrinazioni carcerarie.

Ma è un altro il punto che mi interessa sottoporre alla tua attenzione. La notizia di ieri è che Cosentino, all’atto della perquisizione in casa sua (lo scorso 3 aprile), risultava essere in possesso delle chiavi di un ingresso laterale della reggia di Caserta. Chiavi consegnategli – con tanto di lettera acclusa – dall’ex prefetto di Caserta, tal Ezio Monaco, perché il buon Nicola potesse andarvi a correre.

Intendiamoci, direttore. Così come (lo so, il mio è un pregiudizio assoluto) diffido di Pm e giudici, di norma non credo alle notizie che – attraverso le procure – ci vengono propinate ogni giorno, sempre tutte ad orologeria (per esempio, perché questa storia delle chiavi della reggia è venuta fuori solo ora?). E però, se la notizia dovesse essere invece confermata, a quel punto magistrati e giornalisti, procuratori e velinari, vanno per un attimo sullo sfondo. E in primo piano viene illuminato lo Stato italiano, con i suoi apparati anchilosati, pachidermici, opachi.

Non so al momento quale attività stia esercitando questo signor Monaco; leggo che da qualche tempo non è più prefetto di Caserta, pare che ora – dopo essere transitato da Salerno – lavori a Palazzo Chigi. Magari non ci sarà (non lo so, immagino) alcuna inchiesta o provvedimento nei suoi confronti per la gentile donazione delle chiavi. Ma, infatti, qui non è questione di processi. Il punto è che uno Stato appena appena serio, a mio avviso, dovrebbe prendere questo signore e licenziarlo in tronco. Con gli argomenti che credi: assenza di senso dello Stato, viltà, servilismo, mancanza di dignità.

Conclusione: forse è il caso che Matteo Renzi si faccia rapidamente un giretto negli uffici che dirige a piazza Colonna, afferri per le orecchie il Monaco e lo cacci via. La mia è una richiesta esplicita e – come dire – ad personam. La credibilità dell’azione di cambiamento che Renzi sta avviando (a parere mio, più che tuo…) si misura anche con atti del genere. Emblematici, immediati, chirurgici.

In attesa che cominci a funzionare la giustizia dei tribunali, il giovane fiorentino metta in moto quella della serietà e del rigore etico.

Intervista a Italia Oggi, 16/4/14

http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201404161150063990&chkAgenzie=ITALIAOGGI

Intervista al Quotidiano della Basilicata – 30/3/14

http://www.ilquotidianodellabasilicata.it/news/politica/724070/Macroregioni–intervista-a-Claudio-Velardi.html

Intervista a “il Corriere del Mezzogiorno”, 27/3/14

Oggi Simona Brandolini mi ha intervistato su “il Corriere del Mezzogiorno”. 

Velardi: così si sperperano soltanto risorse

intervista velardi

 

 

Intervista a “il Mattino”, 21/3/14

Oggi Gerardo Ausiello mi ha intervistato su “il Mattino”. 

 

«Non ricordo una sola inchiesta della magistratura napoletana nei confronti dei politici che si sia rivelata efficace o abbia avuto successo. La Procura ha solo collezionato una lunga serie di fallimenti. Purtroppo, però, nessun pm ha pagato o pagherà mai per questo». È durissimo il giudizio di Claudio Velardi sulla magistratura che, tuona l’editore ed esperto di comunicazione, «è la casta più forte tra tutte quelle esistenti in Italia».

Sembra di sentir parlare Berlusconi…
«Sul tema della giustizia Berlusconi ha ragione. Il problema è che in vent’anni non è stato in grado di approvare uno straccio di riforma. Ora tocca a Renzi, che ha ben chiara la situazione ma che pure rischia di subire lo stesso destino dell’ex premier. A Firenze, infatti, i pm stanno già cercando di scoprire se una volta è passato con il rosso…».
Perché la magistratura sarebbe intoccabile?
«I pm, che avviano indagini sui politici solo per apparire, possono agire con un tale grado di impunità perché hanno stretto un’alleanza con il mondo dei media. I giornalisti si procurano, in maniera illegale e illegittima, atti e notizie che vengono loro forniti, in maniera illegale e illegittima, nella stragrande maggioranza dei casi dalle Procure e solo in minima parte dagli avvocati. Ebbene questo sistema, come una morsa, sta stritolando i politici».
Non mi dirà ora che sono tutti martiri.
«L’azione della politica è spesso fallimentare e per questo amministratori, parlamentari e ministri non sono simpatici ai cittadini. Questo vale in particolare a Napoli, dove la situazione è disastrosa. Ma non è giusto che, quando si apre un’inchiesta, a pagare siano solo i politici, che vengono sbattuti in prima pagina. Che poi vengano quasi tutti assolti o prosciolti non interessa a nessuno».
Eppure una parte dell’opinione pubblica ritiene che la magistratura debba colmare il vuoto della politica. Lei cosa ne pensa?
«Io, invece, da liberale resto convinto che a colpire le inadempienze e gli errori della politica debba essere la politica stessa, di certo non la magistratura. Altrimenti si rischia di tornare ai tempi del fascismo».
E se la politica non ce la fa?
«Saranno i cittadini a giudicarla. Ma mi auguro che la politica riesca a reagire iniziando con l’abolire tutte quelle leggi fatte su misura dalle caste per costruirsi le loro gabbie di protezione. Leggi inutili, che oggi hanno creato un cortocircuito a causa del quale è impossibile governare».
Da Caldoro a de Magistris: a Napoli nel mirino sono finiti i vertici delle istituzioni locali.
«Il mio ragionamento vale per tutti, compreso de Magistris, che per me è il peggior sindaco che Napoli abbia mai avuto. Ma anche lui, che è stato un pubblico ministero, non può essere sconfitto dai magistrati. Lo stesso discorso vale per Caldoro, che non è di certo un brillante governatore sebbene abbia ereditato dal passato un sacco di guai».
Il presidente della Regione, come il primo cittadino, ha reagito lasciando intendere di essere anche pronto a farsi da parte. Deve ricandidarsi o passare la mano?
«Caldoro ha alzato il tiro perché probabilmente teme che, da quel covo di serpi che è Napoli, possano partire altre incursioni giudiziarie. La ricandidatura? La sua è stata una gestione grigia, ma qualcosa di buono la sta facendo».
Lei ha seguito da vicino il sindaco De Luca quando nel 2010 si candidò alla Regione. Ha qualche chance di spuntarla ricandidandosi oppure sarebbe una minestra riscaldata?
«Sarebbe un grave errore. De Luca ha sbagliato tutto a causa del suo provincialismo. Dopo aver perso alle Regionali avrebbe dovuto tentare la scalata al Comune di Napoli mentre ha scelto di tornare a Salerno. Ora dovrà fare i conti con il suo declino politico e non sarà facile per lui. Bassolino invece, che pure ha subito un brutto tracollo, sta gestendo con grande intelligenza questa difficile e delicata fase della sua vita».

Nella redazione de “Il bias quotidiano”

redazioneSabato 1° marzo. Ore 11.30.

Direttore. “Ragazzi, che c’è oggi?”.

Redazione. “Mah, niente…”.

D. “Come niente, che sta succedendo in Ucraina?”.

R. “Uh, capo, non ne parliamo, roba pazzesca… Putin minaccia invasioni, Obama lo chiama, l’Europa è ferma… ci sono manifestazioni, si temono assedi…”.

D. “Ok, ho capito, che palle, magari ci montiamo il paginone in apertura. Veniamo a noi, va’… Politica?”. Continua a leggere

Soglie

Dei sottosegretari se ne è fottuto, consapevole che è materia strutturalmente indigesta. Avrebbe potuto farne 30 invece di 44, ficcare dentro molte donne, scegliere i bravi, gli esperti, i competenti. Per farlo avrebbe dovuto combattere con asprezza correnti e correntine di partiti e partitini, mettere a rischio faticose alleanze interne, creare ulteriori fibrillazioni parlamentari. Il gioco non sarebbe valso la candela. I titoli di domani non sarebbero cambiati, in questi casi scattano per default: la genialità dei titolisti non gli avrebbe risparmiato “la carica dei vice”, “l’assalto alle poltrone”, con tanto di fotine e appartenenze. Perché la notizia che è stato fatto un sottosegretario (la parola stessa è fastidiosa) non può piacere alla gente, siamo obiettivi. E figuriamoci 44.

Però attenzione, Matteuccio. Il tuo mantra – come è evidente – è l’informazione mainstream, che è sempre una buona pista da seguire. La insegui, la cavalchi, la governi, e schiacci a rete quando ti senti sufficientemente forte. Sennò lasci perdere. Se non c’è notizia buona per te, non te ne curi, affidi ad altri le incombenze (prevedo giorni difficili per il povero Del Rio), mentre tu veleggi altrove. Attenzione perché le piccole cose fanno massa critica, oltre una certa soglia.

Squallore

Letta-BersaniIl signore che ha perso la guida del governo una settimana fa vede il signore che ha perso la guida del principale partito di governo qualche mese fa. L’incontro avviene alla Camera dei deputati, mentre sta parlando il capo del governo e del partito che ha fatto fuori entrambi. I due si abbracciano platealmente. I parlamentari del gruppo del partito applaudono commossi.

Raramente ho visto in scena negli ultimi tempi un atto politico così feroce e meschino. Eppure la politica ne riserva, di episodi sordidi. Bersani e Letta hanno annunciato in maniera plateale e volgare la loro opposizione a Renzi e al suo governo – in un luogo solenne per definizione, il Parlamento, dove le camarille di partito non dovrebbero entrare – utilizzando biecamente l’uno il naturale alone di affetto che circonda un reduce da una malattia, l’altro il naturale sentimento di considerazione umana nei confronti di un vinto.

Operazione di inarrivabile cinismo. Compiuta con calcolo maligno, studiata nei dettagli (“Sono qui per salutare Enrico”). Con il coro festante di un gruppo parlamentare di minus habens, che secondo me non hanno neppure capito che si consumava, con la loro esultante partecipazione, una squallida operazione politica.

Gli statisti

Itali1Quanti statisti, sui giornali di stamattina. “Un comizio senza contenuti, voto per disciplina di partito”, dice Gotor, quello che scriveva i contenuti di Bersani. “Un discorso di strada, fatto solo di titoli”, rimprovera Nichi Vendola, che essendo più di sinistra la strada gli fa un po’ senso. “È eversivo, guida la folla contro il palazzo”, sostiene Calderoli, che di eversione se ne intende. “È venuto ad alterare la prassi consolidata”, è invece il commento di tal Lucio Barani, socialista di Forza Italia prestato al Gruppo autonomie (che non capiamo cosa vuol dire, ma sarà la prassi consolidata). “Voto la fiducia con la disposizione d’animo con cui Gronchi, De Nicola e De Gasperi la votarono a Mussolini”, si dispera Compagna, che è uno storico. Gli fa eco un già-ex-renziano-à-porter, Giuliano Ferrara, che commenta sobrio: “Il discorso più brutto della storia repubblicana, giolittiana e mussoliniana”. Conclude, come è giusto, lui in persona, che spiega ai suoi “di essere deluso per la mancanza di standing e per il discorso di basso profilo”. Chi è lui? Come chi è? Quello che ieri era costretto a leggere in Parlamento degli orribili pipponi scritti proprio dal succitato, e oggi muore di invidia per le libertà che si prende Renzi.

In questa saga della disperazione di una classe dirigente morta si salva solo Mentana, che con onestà dice: “Se fossi un insegnante non lo promuoverei, ma penso che abbia impostato tutta la sua attività per non avere insegnanti come noi”. Continua così, giovanotto. Distruggili per sfiancamento.

Semantica

del rio“Niente nuove tasse ma una rimodulazione, fermo restando l’orizzonte del governo di una diminuzione della pressione fiscale complessiva”, scrive ieri sera Palazzo Chigi in un tragico comunicato di risposta a Palazzo Chigi. “Niente nuove tasse”. Ok. Ma perché allora “rimodulazione”? Cambia il modulo su cui paghi? Bah, 11 volte su 10 la parolina ha semplicemente anticipato lo scippo di qualche soldo dalle nostre tasche. D’altronde, perché sennò aggiungere “fermo restando l’orizzonte del governo di una diminuzione etc…”? “Fermo restando” lo dici per ribadire un obiettivo che – evidentemente – stai contraddicendo. “Orizzonte”, poi, è la “linea apparente che separa la terra dal cielo”, secondo Wikipedia. Apparente, cioè finta. Come la “diminuzione della pressione fiscale complessiva” che segue, se tanto mi dà tanto. Conclusioni: 1) imparate a non parlare, ma a fare; 2) se sciaguratamente parlate, non dite cazzate; 3) se avete parlato e dovete correggervi, imparate perlomeno a scrivere.

Intervista al Corriere del Mezzogiorno, 23/2/14

SudClaudio Velardi ama definirsi lobbista e comunicatore. Ma per chi lo conosce da tempo è anche e soprattutto uno che non teme di andare contro corrente, di prendere posizioni scomode. E così, una volta che Renzi ha annunciato quali sono i sedici dicasteri del suo governo, mettendo la parola fine all’era della Coesione e chiamando nella sua squadra un solo ministro del Mezzogiorno continentale (nella lista c’è, ovviamente, pure il siciliano Alfano Alfano), la calabrese Maria Carmela Lanzetta, si è subito affrettato a commentare che «va bene così, anzi va benissimo così».

Stavolta non teme di essere andato un po’ oltre?

«Macché. E sono pronto ad argomentare subito».

Prego, cominci dai ministri.

«Lanzetta è sicuramente una persona valorosissima, una donna che ha avuto il coraggio di alzare la voce contro le cosche calabresi, rischiando di persona. E questo le fa molto, molto onore. Eppure, allo stesso tempo fornisce una rappresentazione retorica del Sud: è un emblema della sofferenza, non certo l’alfiere delle potenzialità di sviluppo di una terra in cui vivono 20 milioni di persone. Ma del resto, viste le condizioni economiche e sociali dell’odierna Italia meridionale, non potrebbe essere altrimenti».

Un Sud in disarmo e adesso anche senza Coesione. Continua a leggere

Arrivo arrivo

govHa accontentato Berlusconi, promettendogli la riforma elettorale e poi il voto (ma il vecchio lo lascerà fare, la bandiera delle elezioni la agita solo per gasare i suoi). Ha tacitato Alfano, garantendogli la contemporaneità delle riforme istituzionali, e quindi il loro incardinamento sui binari dell’eternità. Ha messo nel sacco le purulente anime del Pd, decidendo lui le rappresentanze di corrente. Ha eliminato i ministeri della retorica e del politicamente corretto (una gigantesca ola per l’abolizione del ministero del Mezzogiorno). Ha nominato ministri generalmente degni: nota dolente Franceschini; bene Padoan, Giannini, Pinotti, Poletti; Orlando alla giustizia può essere una sorpresa; gli altri sono da farsi, li scopriremo vivendo. E questo per tacere delle politiche di marketing attivate (il premier più giovane della storia, la squadra più giovane della Repubblica, il 50% di donne, e in ministeri di peso), che pure il loro senso ce l’hanno.

E invece? Provate a leggere i giornali di stamattina. Grondano diffidenza e supponenza, mettono mille mani avanti, uno dubita della giovinezza, l’altro spera nella leggerezza calviniana, il Corriere dei poteri deboli ricorre a formule esoteriche (“esuberante debolezza”), il Sole delle vendette confindustriali rimpiange De Gasperi e teme Beautiful.

Sono solo tutti concordi a dire: è il governo di Renzi. Fatti suoi: si è preso una grande responsabilità, adesso ne risponderà in proprio. Non avrà alibi, ed è vero. Ma questa – in un paese che voglia risvegliarsi dal coma – sarebbe una buona ragione per dargli fiducia e lasciarlo fare.

Invece la certezza è che, da domani, i critici di oggi saranno lì, col cappello in mano, a chiedere che tutto continui come prima. Mentre le poche persone libere di questo paese, che stamattina respirano un friccico di aria nuova, non faranno sconti al giovanotto e gli chiederanno di andare subito al di là delle buone intenzioni.

“Giornalismo propulsivo”

Barca BossiUna notizia falsa sparata a tutta pagina. La successiva querela del diffamato. E ora l’archiviazione del caso. I giornali possono dire puttanate, è scritto nella sentenza. A seguire il soddisfatto pezzo del Corriere di stamattina, che non ha bisogno di commenti. Il legame perverso tra magistrati e media è scritto. Il perfetto funzionamento del processo mediatico fa rabbrividire, ma solo i pochi liberali d’Italia. Continua a leggere

Tra Re Giorgio e Kaiser Mario

Napolitano DraghiDal 2001 – da quando esiste il Ministero dell’Economia e delle Finanze – un solo ministro “politico” ha occupato per 3+3 anni il palazzone di via XX settembre, anche se Giulio Tremonti potrebbe offendersi a sentirsi definire tale, data l’incommensurabile stima che ha di sé in quanto “tecnico”. Per il resto, da Siniscalco a Padoa Schioppa a Grilli a Saccomanni, si sono visti da quelle parti solo grand commis e funzionari di banca.

Continua a leggere

L’incontro Renzi-Grillo

renzi - grilloE’ vero che Grillo è andato all’incontro dopo essere stato sconfitto dai suoi in rete. E’ forse vero che, alzando a dismisura i toni, avrà deluso coloro che si erano espressi per il confronto. Così come è vero che Renzi è pur sempre il Presidente del Consiglio incaricato, e non poteva prenderlo a sediate.

Ma, se accetti di incontrare Grillo in streaming, devi sapere a cosa vai incontro, caro Matteo. Continua a leggere

Renzi e le scorte

scorteMatteo Renzi prende il treno, saluta la gente alla stazione e per strada, va in giro in Smart o in bicicletta, si aggira a piedi per Roma a tarda sera. Da solo. Una persona normale nel mondo normale, che del mondo normale condivide luoghi e  tempi, servizi e inefficienze.

Una volta eletto Presidente del Consiglio, dovrà prendere le distanze dal mondo. Sulla base di una legge approvata nel 2002, il premier sarà scortato: l’Aisi, il servizio segreto interno, ne assicurerà h24 la protezione, e “con modalità indipendenti dalla volontà del soggetto tutelato”.

Circondato da uomini dallo sguardo severo e cupo (anche se spesso più attenti a entrare nelle inquadrature che a vigilare), cambieranno le foto e le immagini di Renzi. Il giovanotto sarà visivamente e fisicamente risucchiato dal sistema, sistemato nella prigione dorata dei potenti. Continua a leggere

Italia Oggi, 18-2-14

renziUna mia intervista a Italia Oggi 

Quando, esattamente una settimana fa, s’era profilata la decisione di Matteo Renzi, segretario Pd, di regolare i conti con Enrico Letta, Claudio Velardi aveva suggerito, via Twitter, d’essere più prudente, d’evitare di passar per ribaltonista impenitente. «Senza preoccuparsi», aveva scritto nel suo blog, «degli stupidi che esulteranno, dei giornali che diranno ‘ha vinto Letta’, dei cento critici col ditino alzano.Tanto passeranno due-tre mesi e il governo, incolore e inodore, si sbriciolerà da solo».

Domanda. Non l’ha ascoltata, Velardi

Risposta. Non ha ascoltato me come i tanti, che suggerivano prudenza. Ma qui sta la differenza: noi commentiamo, lui è il leader, lui sceglie, lui fa. Per fortuna. Anche col Pd era stato lo stesso, ricorda?

D. Come no? Proprio da queste colonne, lei l’aveva scongiurato di tenersene alla larga
R. Non ci è stato a sentire. E ha avuto ragione.

D. Eppure c’è stata un’ondata di indignazione, più o meno strisciante, per questa staffetta. Soprattutto fra i suoi, fra i renziani intendo. Oggi (ieri per chi legge, ndr), vedendolo al Quirinale, quel sentimento è già scemato. Non le pare?
R. L’argomento di Renzi sulla inevitabilità di questo percorso accelerato è del tutto ragionevole: non avrebbe potuto fare diversamente. Attendere avrebbe logorato lui ma anche il Partito democratico, avrebbe compromesso tutto. Il sindaco di Firenze ha fatto una forzatura pienamente comprensibile nell’universo delle persone normali. Incomprensibile, invece, in quello, depresso, del popolo democrat, frustrato da decenni di incapacità dei gruppi dirigenti a mettere in campo politiche forti e vere

D. Che cosa ha generato?
R. Un sentimento narcisistico di autocommiserazione: il popolo piddino ama autocommiserarsi. Però guardi che, già a quest’ora, molti mugugni sono rientrati. Perché emerge la sostanza dell’operazione che Renzi vuol fare nei prossimi quattro mesi: clamorosa, financo improbabile. In 120 giorni vuol mettere le mani su riforme istituzionali (legge elettorale, Titolo V, Senato), lavoro, burocrazia e fisco. Quello diventa l’ordine del giorno, quella l’agenda.

D. Improbabile, nel senso di impraticabile?

R. Ma no, nel senso che non si è mai pensato una cosa del genere. Neanche Mandrake. Non saranno riforme realizzate: Renzi farà decreti, aprirà dossier. Ma solo questo, come si dice, vale prezzo del biglietto.

D. Anche il suo discorso all’uscita dal colloquio col capo dello Stato ha colpito: lineare, sereno..
R. Eravamo abituati a persone che uscivano da quei colloqui e facevano discorsi paludosi, chiacchiere incomprensibili. E invece lui, butta là «quattro cosucce» di quella portata.

D. Non tradiva un filo di emozione
R. Esatto. Nemmeno Silvio Berlusconi, a cui l’accostano, ci riusciva…

D. In che senso?
R. Il Cavaliere, quando le sparava grosse, come nell’occasione del milione di posti di lavoro, tradiva l’ansia tipica del venditore, tutta finalizzata alla conclusione dell’affare, che ci mette una grande enfasi nell’esaltare la propria mercanzia ma che ha la preoccupazione che l’acquirente non accetti. Renzi ha una comunicazione che potrebbe apparire banale tanto è normale e non enfatica. La gente, abituata allo «sperpetuo» degli impegni solenni mai attuati, lo ascolta e comincia a dire «oh stai a vedere che questo lo fa davvero».

D. Semmai, è il mondo dell’analisi politica e del giornalismo che pare, in questi giorni, in preda a una strana eccitazione negativa. C’è chi sabato ha fatto la ola al reinvio dell’incarico a oggi, chi legge fra le righe dei quirinalisti fastidi e risentimenti del Colle_
R. Il nostro universo, quello dei giornalisti, assume queste posizioni perché deve giustificare la propria incapacità a interpretare questo leader che è sempre un passo avanti e che spiazza tutti sempre. Apparteniamo all’Italia stanca, sfiduciata, illividita da questo ventennio di cose non fatte. Lui, Renzi, vive di slancio, di fiducia, di follia. È al di là del guado. Si tratta proprio di una dimensione antropologica diversa.

D. Giorgio Napolitano punterà su Renzi o serberà ancora qualche riserva?
R. Nella sua infinita saggezza, il presidente della Repubblica ha determinato la svolta, invitando a cena il segretario Pd e parlandoci per due ore, due ore e mezza. Così facendo ha dato messaggio chiarissimo. Lui vorrà vedere riforma elettorale e poi godersi il meritato riposo. Non è certo tipo che vuole restare lì.

D. Qualcuno considera Renzi internazionalmente debole. S’è ironizzato sul New York Times che l’ha definito «sindaco di Napoli». Le cancellerie lo ignorano, s’è detto.
R. Balle. Se così fosse stato, perché Angela Merkel l’ha voluto conoscere a luglio?

D. Quali sono i pericoli all’orizzonte?
R. Non verranno dai partiti che, ormai, sono cani morti. Sì, ci può essere il Clemente Mastella di turno

D. E chi sarebbe?
R. Pippo Civati, no? Quella dei dieci senatori che starebbero con lui è la tipica dichiarazione mastelliana. Insomma roba di poco conto. Poi, va beh, Renzi si dovrà tenere Angelino Alfano, e concedergli qualcosa ma, insomma, la durata della legislatura è l’unica garanzia di sopravvivenza per il Nuovo centrodestra e i suoi parlamentari. Il vero pericolo è un altro

D. E cioè?
R. Sarà la resistenza del sistema, della burocrazia

D. Che Renzi, non a caso, ha inserito nella quattro riforme da far partire subito
R. Quella sarà la vera prova perché la politica, ormai, conta zero; conta la tecnostruttura che non ti consente di cambiare, conta quel potere sordo e grigio. Perché, quando il premier, farà i decreti, non dovrà temere gli agguati della politica quanto le inadempienze della burocrazia.

di Goffredo Pistelli – Italia Oggi

Fonte 

Domande

La domanda non è come si è fatto fregare Barca. La domanda non è se è lecito fare scherzi giornalistici a telefono (lo è). La domanda non è se Debenedetti ha chiamato Barca (non l’ha fatto). La domanda non è se la Annunziata ha mandato sms a Barca (l’ha fatto, ma è normale per una giornalista). La domanda è: CHI ha parlato con Barca per chiedergli di fare il ministro. Quando. A nome di chi. Nessun giornale l’ha chiesto a Barca, che piagnucola perché si è sentito “violato”, e non risponde al coro di smentite. Conclusioni. Deontologia giornalistica zero. Barca millantatore. Paese da operetta.

Pillole di renzismo

1-img429987Qualche concessione alla forma l’ha fatta: una prima parte della dichiarazione più ingessata, l’annuncio obbligato delle visite ai Presidenti di Camera e Senato, qualche parola di circostanza sulla gravità dei problemi e l’impegno che ci metterà a risolverli.

Poi è entrato subito in scena il renzismo in purezza. Il governo è quasi pronto, datemi solo qualche giorno per  risolvere piccole grane. L’agenda del governo? Quella è proprio fatta, e ve la squaderno qui, stamattina, in barba al confronto-sul-programma-necessario-per-verificare-le-convergenze. Per 4 mesi, ogni mese, una grande (ma grande) riforma. Roba che a luglio si potrà andare tutti in vacanza (e magari votare in autunno, se i partiti mi rompono un po’ troppo le scatole).

Una sfrontatezza mai vista. Noi siamo lì da 20 anni o forse 30 a girarci i pollici di fronte alle tragedie del fisco, delle istituzioni, della Pubblica Amministrazione e del lavoro, e lui dice che in 4 mesi in sostanza cambierà tutto.

Ora, si è spesso detto delle somiglianze tra Renzi e Berlusconi. In realtà il Cavaliere non si era mai spinto a dire enormità simili, e in una sede del genere (il che pure conta). Quando, per esempio, annunciava milioni di posti di lavoro, lo faceva con massicci investimenti di comunicazione, con l’enfasi tipica del venditore, ansioso (e capace) di conquistare fette di mercato, in lotta perenne con le scie di scontenti, increduli, scettici e incazzati che seminava per strada.

Invece lui stamattina ha annunciato riforme epocali e un’agenda (oggettivamente) abbastanza improbabile, come se dicesse le cose più naturali del mondo. Come se non gli interessasse neppure il parere di chi lo ascoltava, e pure irrispettoso, per così dire, della sacralità del luogo in cui l’impegno veniva preso. Tutto normale, scontato, finanche un pò banale.

E questa è, a pensarci, una delle chiavi del renzismo: presentare con leggerezza e far sembrare semplici cose che alla vecchia Italia appaiono titaniche, impossibili, contronatura. Contrastando innanzitutto – nella maniera più semplice e, forse, efficace – l’angoscia ormai endemica che imprigiona il paese in una spirale depressiva e di mancanza di autostima.

Dovrà venire il resto, certo. Le 4, prime Grandi Riforme annunciate diventeranno decreti, voti e battaglie in Parlamento, carne e sangue dello scontro politico. E vedremo se il giovanotto è un bluff. Se lo sarà, sarà un bluff gigantesco. In caso contrario ci divertiremo parecchio.

Nemesi

Il settimo giorno il Presidente della Repubblica si riposò, e Matteuccio se ne andò in giro per Firenze con Della Valle (de gustibus). Cosa volete che siano 24 ore di pausa nella crisi di governo più veloce della storia? Un amen, se i giornali non dovessero uscire anche il lunedì. Tocca inventarsi qualcosa, nelle redazioni dimezzate e stanche della domenica sera. Per esempio il rischio del pantano, della palude, dell’impasse. Bella nemesi – figura retorica che funziona sempre – per uno che corre veloce, brucia i tempi e mette in crisi le pigre abitudini della categoria. Dite che un giorno in più non giustifica? Beh, metti che ne perde un altro, diremo che il governo è in forse. E dopodomani sarà già chiaro che è sprofondato nella fossa delle Marianne, il giovanotto. Altro che palude.

Buchi neri

"Un insieme di eventi da cui non è possibile sfuggire sino a una grande distanza" (Stephen Hawking)

"Un insieme di eventi da cui non è possibile sfuggire sino a una grande distanza" (Stephen Hawking)

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